martedì 22 novembre 2011

L'importanza di un bacio

Questo bacio non sembra diverso da molti altri baci cinematografici vero? E invece questa scena andata in onda sul canale americano NBC il 22 novembre 1968 ha qualcosa di speciale: questo bacio ha rivoluzionato gli schemi non solo televisivi ma anche sociali e culturali degli americani.
La scena, tratta dalla seria televisiva Star Trek, ha come protagonisti Uhura, ufficiale alle comunicazioni interpretata da Nichelle Nichols, e il capitano Kirk, interpretato da William Shatner.
Nel copione dell'episodio Umiliati per forza maggiore, i due attori hanno una scena in cui devo baciarsi... Chissà se mentre recitavano sentivano il peso di quel bacio, il primo bacio interraziale nella storia della televisione americana.
Per la precisione si erano già visti baci interraziali come tra ispanici e orientali, ma mai un bacio tra un bianco e un nero.
Oggi un bacio tra due persone di colore diverso non fa scalpore ma nel 1968 fu davvero un azzardo: la stessa NBC cercò inizialmente di cancellare del tutto la scena del bacio trovando l'opposizione di Nichelle Nichols e William Shatner. Si decise allora di girare la scena con un finto bacio, un bacio con le labbra serrate.
Per quanto possa sembrare insignificante sicuramente anche questa scena ha contribuito a combattere a piccoli passi il razzismo in America. per saperne di più

mercoledì 9 novembre 2011

Il signor B: testimonial involontario

Che a Berlusconi piacesse essere al centro dell'attenzione lo avevamo capito: politica, editoria, sport e televisioni sono solo alcuni dei campi nei  quali il premier emerge. Un tutto fare amante della buona musica, delle bella donne e del denaro ma sull' orlo della fine. Infatti la situazione inizia a diventare poco piacevole e tra crisi di governo, fiato sul collo da parte dell'Eurapa, traditori vari e annunciate dimissioni, Berlusconi non riesce a pensare al suo futuro: cosa farà adesso?
La risposta gliela suggerisce la compagnia aerea Ryanair che ha scelto nuovamente il signor B. come sponsor ufficiale per pubblicizzare i propri voli low cost.

La compagnia irlandese ha capito che in tempi come questi la soluzione migliore è andare lontano ma visto che viaggiare costa, offre prezzi davvero competitivi e sceglie come testimonial involontario l'uomo che forse più di tutti noi oggi vorrebbe lasciare l'Italia.
La pubblicità in questo caso si veste da satira ma una satira fine, ricercata che fa sorridere tutti, non solo gli oppositori.

E non è certo la prima volta che la Ryanair utilizza questo tipo di pubblicità per lanciare le sue offerte: sono finiti nella tela della compagnia anche Valentino Rossi, Bossi, Carlà e Sarkò.




Se spostiamo il discorso in ambito prettamente pubblicitario,  in termini di costi questo tipo di pubblicità è praticamente a costo zero: mi riferisco alla cosiddetta Guerrilla Marketing.
Non sappiamo se Berlusconi accetterà le offerte di volo della Ryanair ma di sicuro ora sa che, se dovesse andare proprio tutto storto, ha comunque la stoffa del testimonial.

venerdì 4 novembre 2011

Comunicazione di servizio

Cari lettori,
mi scuso se alcuni di voi hanno riscontrato qualche problema nel raggiungere la pagina facebook del blog Immagini di vita, ora il link dovrebbe funzionare.
Vi ringrazio per la disponibilità,
Archè.

http://www.facebook.com/pages/Immagini-di-vita/206898889383893

sabato 22 ottobre 2011

Il coraggio di essere gay

"When i was in the military they gave me a medal for killing two men and a discharge for loving one."



Leonard Matlovich, questo il nome dell'uomo che decise di andare contro quello che rappresentava per andare incontro a quello che era. La copertina del settimanale Time datata 8 settembre 1975 è lapidaria: la foto di Matlovich in uniforme con il titolo "I am a homosexual".
Nato il 6 luglio del 1943, figlio di un militare, Leonard Matlovich vive tutta la sua giovinezza in basi militari e alla giovane età di 19 anni si arruola.
Sergente dell'aviazione in Vietnam, pluridecorato per l'ottimo lavoro svolto in guerra (uccide due vietcong) e per le ferite riportate, torna in patria nel 1971.
Il 6 marzo 1975 consegna a mano una lettera firmata al suo comandante della base aerea di Langley nella quale, con tutta sincerità, racconta la verità sulla sua omosessualità e annuncia che non avrebbe rinunciato al suo lavoro.
L'uscita del Time segna un punto di svolta: da quel momento in poi Matlovich si è battuto perché i diritti dei gay fossero rispettati. Primo militare a fare outing e in tempi in cui farlo non era semplicissimo, Leonard Matlovich diventa un'icona gay, un punto di riferimento per tutti coloro che volevano uscire allo scoperto ma erano frenati dai giudizi severi e dalla discriminazione della gente.
Anche Matlovich dopo l'uscita di quella copertina ha dovuto subire delle discriminazioni arrivate, in primis, da coloro che pochi anni prima lo avevano omaggiato con onorificenze e medaglie. Il 22 ottobre 1975 viene processato e congedato “onorevolmente”, fa causa per il reintegro nell'Air Force e la vince ma alla fine si accorda privatamente con l'esercito e accetta di chiudere il caso in cambio di 160.000 dollari ed al congedo "con onore".
Alla fine degli anni '70 nel mondo gay compare lo spettro dell'AIDS, malattia che colpisce anche Matlovich. Fino a poche settimane prima della morte, avvenuta il 22 giugno 1988, continua a manifestare davanti alla Casa Bianca contro le insufficienti misure sanitarie prese dall'allora presidente Ronald Reagan per combattere l'HIV.
Coerente con le scelte fatte fino a quel momento Leonard Matlovich decide di essere sepolto nel cimitero del Congresso di Washington e non in quello di Arlington, tradizionalmente destinato ai militari. Questa la sua lapide.



domenica 16 ottobre 2011

Non è un paese per indignati



La capitale vista dopo gli scontri di ieri non ha davvero nulla di eterno: le vetrine distrutte, le scritte sui muri, i cassonetti e le auto bruciate sono quello che rimane di una giornata che si proponeva di essere ricordata per le numerosissime adesioni, per le proposte fatte da chi il paese lo vive quotidianamente, per l'indignazione pacifica.
E invece neanche un'ora dopo la partenza del corteo le vere intenzioni di una esigua ma ben organizzata frangia di manifestanti si sono palesate e nel peggiore dei modi.

Gli scontri hanno offuscato le reali intenzioni della manifestazione e dei manifastanti e ad un certo punto qualcosa si è spezzato ed è successo l'irreparabile. Già ieri sera tutti i TG, tutti i siti internet erano intasati da immagini, da commenti e da collegamenti che raccontavano il peggio di quello che stava accadendo a Roma e il peggio purtroppo è quello che rimarrà nei ricordi di chi era lì per esprimere il proprio malcontento, nei ricordi dei cittadini romani che hanno subito una violenza ingiustificata, e nei ricordi di tutti noi, che indignandoci da lontano eravamo vicini a chi si è ritrovato nel centro del ciclone.
Solitamente contraria alle azioni delle forze dell'ordine, perché credo che spesso incanalino la loro frustazione per un lavoro pericoloso e spesso mal pagato verso chi in fin dei conti non ha colpe, oggi mi sento vicina anche a loro. A differenza del G8 di Genova, dove le forze dell'ordine hanno sfogato la loro umiliazione nei confronti di ragazzi indifesi (mi riferisco alle violenze della scuola Diaz), ieri a Roma erano li per difendere il corteo, per garantire la sicurezza a coloro i quali avevano visto in quella manifestazione la possibità di esprimere le proprie idee, le proprie volontà, la propria indignazione. La forze dell'ordine ieri hanno subito la frustazione di quei ragazzi che riconoscono la violenza come unico modo per far sentire la propria voce, per ribellarsi al sistema, per cambiare le cose.

Inoltre credo che molti di quei poliziotti, di quei carabinieri si sentivano vicini ai manifestanti, vicini alle loro richieste. Questo perché quando arrivano i periodi nei quali lo scontento così come la voglia di cambiamento è generale, periodi di crisi che attanaglia i più e lascia fuori solo i privilegiati, che diventano sempre meno ma hanno sempre più poteri, ebbene in questi periodi le ostilità e le differenze tra comparti diversi della società si attenuano perché siamo tutti coinvolti.


La disapprovazione, la rabbia, la delusione per l'inaudita follia che ha devastato Roma sono sentimenti comuni e che hanno messo d'accordo per una volta tutti: manifestanti, maggioranza ed opposizione. Molti sono stati coloro che hanno appoggiato le più di 200 mila persone scese in piazza pacificamente ma l'appoggio più inaspettato è arrivato senza dubbio da Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e prossimo presidente della Bce che ha commentato così la manifestazione di Roma contro le banche degli Indignati:«I giovani? Hanno ragione. Siamo arrabbiati noi contro la crisi, figuriamoci loro che hanno venti, trenta anni. Hanno aspettato, aspettano tanto. Per noi non è stato così».
Ecco questa dichiarazione credo sia significativa, significativa perché per la prima volta qualcuno che ricopre un ruolo importante, prestigioso, non ha definito tutti i manifestanti dei facinorosi, degli scansafatiche senza voglia di studiare o lavorare e che per questo va a manifestare, per la prima volta qualcuno si è reso conto che la nostra indignazione non è solo per quello che viviamo oggi, ma per quello che sappiamo già non potremo vivere domani.